24 Gen LA LEGGE AUREA DELLA VITA
Per comprendere il perché esista un logos aureo nello svolgimento morfologico dei sistemi naturali (specialmente viventi, ma non solo), dobbiamo entrare in una visione di campo della Fisica, quell’ambito della conoscenza che prova ad assolvere il compito di descrivere i come della realtà osservabile.

Sappiamo bene che la visione della fisica classica, che non potrebbe nemmeno giustificare l’emergere della fase vivente della materia a meno di ricorrere ad aggiunte metafisiche (pena il cadere in stereotipie meccanicistiche del vivente tanto improponibili, quanto deprimenti), sussume una realtà fatta di enti, esistibili in se stessi e che “abitano” certi intervalli di spazio e tempo (pensati come universali ed invarianti). Come è ormai noto, questa prospettiva, seppur operativamente valida “nel quotidiano” e a scale “medie” (cioè né troppo piccole, né troppo grandi) funziona, ma incorre in paradossi insormontabili.
Quando si pretendesse di renderla valida come descrizione dell’intera realtà. Senza entrare troppo nel dettaglio, ciò che ci consegna l’ultima rivoluzione paradigmatica della scienza (occorsa nella prima metà del ‘900) è che la realtà, di fatto, sia descrivibile come l’insieme delle oscillazioni di un unico campo (detto, al suo livello fondamentale vacuum, vuoto) da cui emergono, come increspature sul livello del mare, rappresentabili sistemi, enti, corpi, parti, che hanno una durata ed un’estensione nello spazio-tempo (ora pure relativo), ma che, in quanto (e perché non altre dal) “mare”, non esistono in sé (Preparata, 2002) (Renati, 2015) (Renati, 2016).
Tali risultanti “materiali” sono inquadrabili come conseguenza dei pattern di oscillazione, così come certe masse d’acqua si ergono sulla superficie del mare (risultando come “montagne d’acqua” che si muovono in certe direzioni e con certe velocità) in dipendenza dell’interferenza tra altre onde. Si potrebbe dire che la dinamica delle oscillazioni produce ciò che emerge a livello materiale, condensando delle increspature (eccitazioni) stabili nello spazio e nel tempo. La realtà, quindi, non è più concepibile come una sommatoria di enti, parti, collocati in uno spazio e distaccabili tra loro, ma una rete di relazioni, o un insieme di onde dello stesso mare che si producono come processi emergenti dai pattern di interferenza (e che a loro volta lo determinano, perché le prime ed il secondo non sono “due cose”) (Blasone, et al., 2011)
