Storia

Opere ingegneristiche da sempre in atto sul pianeta

La maggior parte degli animali utilizza e occupa gli spazi presenti sul suo territorio senza necessità di intervenire. Altri costruiscono grazie a quelle particolari leggi che permettono di continuare l’opera ingegneristica da sempre in atto sul pianeta.

Capolavori architettonici come il nido di un fringuello tessitore, un alveare o la tela di un ragno ci sorprendono continuamente.

 

Anche l’essere umano, per migliaia di anni dalla sua comparsa sulla Terra, ha vissuto in uno stato di natura; in simbiosi con l’habitat in cui è nato, utilizzando caverne e anfratti protetti.

Evolvendosi ha cominciato a costruire mantenendo ancora quelle proporzioni armoniche che impregnavano i suoi sensi.

Infatti quasi tutte le costruzioni antiche incantano. Templi, chiese, monumenti, sono tanti gli interventi che ci meravigliano e non solo perché razionalmente ci troviamo davanti a straordinarie opere di ingegno e di lavoro manuale.

La figura umana con le sue proporzioni era la principale unità di misura del progettista: cubito, pollice, passo, ecc.

Così anche gli edifici, fino a qualche secolo fa erano “aurei”.

“All’aumentare della memoria acquisita diminuisce quella innata”

Enza Ciccolo

In tempi più moderni invece, l’uomo ha maturato dei sistemi progettuali, come il sistema metrico decimale, che non hanno niente a che fare con quelli naturali.

Man mano che la nostra mente si è riempita con informazioni nozionistiche abbiamo perso l’abitudine a co-vibrare con la Natura, e quindi a sentire e riconoscere quel particolare pulsare in collegamento con la nostra essenza.

Oggetti, edifici, strade, dighe, gallerie hanno riempito e modificato il pianeta con forme che si sono allontanate da quelle naturali. Gli artefatti umani sono diventati delle vere barriere (fisiche ma anche energetiche e mentali) verso il modo circostante.

Da organismi simbiotici che eravamo ci siamo trasformati in ospiti sempre meno graditi. Abbiamo sviluppato il senso di possesso a discapito di quello di appartenenza.

Con la Progettazione Aurea abbiamo la possibilità di tornare a costruire forme che si inseriscano nell’ambiente come farebbe un albero, che erigano dei “confini non confini” in grado di creare sia protezione che interazione.

Il più esperto costruttore di bio-edilizia del pianeta è un mollusco marino

Possiamo facilmente renderci conto che la Natura manifesta infiniti elementi vitali e varietà di materiali, non conosce sprechi, eccelle in risparmio energetico, fa’ del riciclo una risorsa fondamentale.

Un caleidoscopio di forme e colori illimitati, in cui ogni elemento è funzionale. Perfetto per quel frammento di spazio che occupa, organico o inorganico, indispensabile.

Tutti ad esempio abbiamo in mente la bellezza della conchiglia del Nautilus. Il laborioso mollusco costruisce la sua casa una stanza alla volta, continuamente, durante tutta la sua vita. Crescendo cambia dimensioni e il nuovo spazio serve ad accogliere la sua forma più adulta. Quello precedente cambia funzione e viene chiuso da una membrana di madreperla, mentre quello successivo diventa la parte abitativa della conchiglia.

È stupefacente come ogni nuovo settore sia identico al successivo e al precedente, una precisa porzione di spirale. Di volta in volta aumentano le dimensioni, ma la struttura resta identica. Questo fenomeno si conosce in geometria col nome di spirale logaritmica.

Quando il mollusco terminerà il suo ciclo vitale, la conchiglia sarà ancora perfetta e per qualche tempo resterà a disposizione di nuovi possibili occupanti. Se non verrà riutilizzata da un paguro di passaggio, magari finirà tra le mani di un collezionista; altrimenti la conchiglia vuota, senza il peso dell’animale, si troverà in balia delle correnti e pian piano si romperà in frammenti sempre più piccoli, fino a tornare a essere sabbia del mare.

La casa che si costruiscono tutti i Nautilus è uno splendido esempio di costruzione 100% biologica, riciclabile, biodegradabile e ovviamente 100% aurea.

Da dove arriva la Progettazione Aurea?

Ovviamente una margherita non nasce con un progetto incluso che ne spieghi il disegno geometrico, quindi è stato necessario individuarne i parametri costruttivi, analizzare le forme ed estrapolare i disegni che ne racchiudono i profili e le silhouettes.

Anni di assiduo studio su ciascuna forma naturale hanno permesso di creare degli strumenti progettuali in grado di riprodurre buona parte di ciò che esiste in Natura.

Per fortuna non siamo soli in questa impresa: prima di noi, nei secoli, molti si sono avventurati in osservazioni mistiche e matematiche del mondo che ci circonda e, un pezzetto ciascuno, hanno fornito dati fondamentali, per esplorare questa materia.

“Pitagora, Fidia, Vitruvio, Pacioli, Leonardo da Vinci, Fibonacci, Michelangelo, Piero della Francesca, Bernardino Luini, Botticelli, Giotto, Duccio, Cimabue, Picasso, Leon Battista Alberti, Corbusier, Wright, Debussy, Roger Penrose… e molti altri sono rimasti affascinati dalla magica geometria della Natura.

Noi siamo riusciti a tradurla in un vero e proprio metodo di progettazione.

contaminazioni

“Possiamo dire che il mio primo incontro con il rapporto aureo avvenne all’inizio degli anni ’90. Frequentavo architettura al Politecnico di Milano e, su consiglio di mia madre mi ero iscritta anche al corso di erboristeria presso l’università di Urbino.

Seguivo una lezione che doveva aiutarci a distinguere l’embriologia delle piante medicinali e dei fiori. Una dopo l’altra, apparvero su un maxischermo delle gigantografie di corolle, foglie e pistilli.

Completamente incantata riconobbi, in quelle foto, le forme geometriche che avevo studiato solo sulla carta, senza collegamento alla materia vivente.

Le mie amate geometrie apparivano a unire i punti dei pistilli, a definire una corolla, a dividere una foglia.

Da quel momento il mio interesse per le specie vegetali, e successivamente anche animali e minerali, mutò completamente.

Conoscevo, della sezione aurea, quel poco che si impara a scuola in qualche lezione di storia dell’arte e in quel momento capii, per la prima volta, che potevo riscoprire la sezione aurea nella sua forma originale, nelle dimensioni delle strutture vitali. Ogni fiore e foglia diventarono oggetto di osservazione. Passavo ore a riprodurre un petalo che era in grado di svelare un mondo di proporzioni affascinanti, un microcosmo di intrecci perfettamente replicabile.

L’indissolubile legame tra forma ed energia

Sono stata influenzata, in questa passione, dalla straordinaria presenza della ricercatrice fuori dagli schemi che mi ha cresciuta.

Mia mamma, che nei primi anni ottanta aveva già classificato, in base al test di risonanza con le frequenze della luce, diverse forme viventi ed elementi naturali, aveva scoperto le Acque a Luce Bianca.

Particolarissime acque che, sottoposte al test frequenziale, rispondevano a tutte e sette le frequenza della luce, secondo la scuola di Auricolomedicina del professor Paul Nogier.

Iniziò una ricerca che coinvolse entrambe per oltre 30 anni portandoci ad interessantissime scoperte. Uno dei primi e più importanti insegnamenti fu comprendere la fondamentale influenza che l’aspetto vibratorio ed energetico ha sulla materia vivente e come sia indispensabile considerare la vita in tutte le sue manifestazioni fisiche ed energetiche contemporaneamente.

Mia madre era alla ricerca di sperimentazioni che potessero dimostrare le qualità di queste acque così particolari. In tale periodo di emozionanti scoperte, la proporzione aurea continuava a saltar fuori in ogni esperimento, quasi a indicarci una via. Uno di questi ci portò ad esempio a scoprire che l’angolo tra i due idrogeni e l’ossigeno nella molecola dell’acqua, normalmente di circa 104°, nelle acque a luce bianca era di 108°, l’angolo di una spirale aurea.

Un’acqua vitale ed energeticamente “attiva”, come le Acque a Luce Bianca, evidenziava quindi la proporzione aurea, mentre una priva di informazione frequenziali no.

prime applicazioni

Realizzammo il primo progetto architettonico in proporzione aurea nel 1993: uno studio professionale in centro a Milano. 1994. Le prime sperimentazioni, documentate nella tesi dell’architetto Stefanini presso il Politecnico di Milano, riuscirono a dimostrare un significativo abbattimento dei campi elettromagnetici e un riequilibrio energetico ambientale. Pochi anni più tardi, pensando che non tutti potessero ristrutturare casa per migliorarne la qualità energetica, abbiamo ideato insieme ad Alessi, l’Oggetto dell’Equilibrio: una piramide romboidale che unita alle Acque a Luce Bianca aveva lo scopo di alleggerire i ristagni elettromagnetici, contribuendo ad una migliore circolazione energetica dell’ambiente.

A questi due primi esperimenti seguirono, nel 1998/2000, altri due importanti interventi di totale ristrutturazione in proporzione aurea: una villa storica di 600 mq e un negozio ottica di 300mq, completo di esclusivi elementi d’arredo, circolo d’acqua a pavimento e schermatura a soffitto. In quest’ultimo venne condotto un importante studio che nel 2001 si concluse dimostrando che l’energia vitale di un ambiente creato coi principi della PA è paragonabile a quella di una foresta vergine. 

Nel 2000 realizzammo la prima casa 100% aurea, che venne pubblicata su diverse riviste internazionali, alla quale seguirono numerose collaborazioni in Italia e all’estero, tra cui la progettazione di 108 Harmonie, un centro di cultura e benessere a Längenfeld (Austria).

oggi

Negli anni la Progettazione Aurea ha visto applicazione ai più svariati contesti, migliorandone ogni volta l’aspetto estetico, energetico, funzionale e l’impatto ambientale

Il libro “Progettazione Aurea – Forma e Funzione della Bellezza Universale – L’ordine e l’armonia della Natura nella vita di ogni giorno”, uscito nel 2020, racchiude i frutti degli studi di questi 25 anni.

Il progetto dell’ultima casa 100% aurea, una villa privata nell’entroterra bolognese, ha ricevuto un importante riconoscimento internazionale in quanto perfetto esempio di abitazione a impatto positivo sul territorio.

 

Da aprile 2022 è in corso l’ideazione e progettazione della prima Reggia dei Sovrani, un meta-progetto dell’artista italo-israeliana Dea, che si estende su un terreno di 172 ettari. L’architettura di questo luogo nasce perfettamente integrata con la Natura circostante, ne diventa parte fisicamente e strutturalmente in un ecosistema funzionale.

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